Note dell'Autore

JD 4

 Providence è un bel nome, per una città. Adatto alla storia. Poi mi serviva un specchio d’acqua, e a Providence c’è. Perfetta.

Hank the Junk è un po’ Cose preziose un po’ il negozio di fioraio di Alan Ford.

Hank fuma la pipa, proprio come me.

Tavole 5-10: Hank li ha visti crescere, i suoi clienti. Sa tutto di loro. È un manipolatore supremo, proprio come John.

Tavola 20: la stanza dei giochi di Hank. È il costruttore di artefatti per gli dei e per gli eletti tra gli umani (tipo JD).

Thor, Ulisse, i sette nani, la pallottola magica che uccise Kennedy: l’arte di Hank al servizio della mitologia e della storia.

Tavola 30: inizia Moby Dick.

Tavola 37: Meglio dividere il letto con Tempo che con un simpatico ramponiere tatuato!

Tavole 40-44: New Bedford whaling museum. I primi fatti, le prime discrepanze tra Moby Dick e la Storia.

Tavola 45: Soffia!

Tavola 46: Nantucket, adesso, è un posto di villeggiatura per anziani ricchi in cerca di tranquillità.

Tavola 53: inizia la Tempesta Perfetta. Il mare come al cinema non si era mai visto. Per qualche giorno, tra l’altro, avevamo pensato di dare a John le fattezze di Gorge Clouney.

Tavola 59: il primo incontro col mostro.

Tavola 61: la pioggia miracolosa. Manna o avvertimento? Timeo Danaos et dona ferentes, dicevano gli antichi. Diffida di chi ti porta dei doni. Ah, a proposito. Il cavallo di Troia l’ha fatto Hank.

Tavola 66: Michael ritorna a essere Mike, fratello di Hank col gusto per i travestimenti. Fumatore di cubani millesimati e amante della bella vita.

Tavola 72: Tempo frizza il mare e tutte le creature che vi abitano. Lo sforzo sembra minimo, rispetto a quando ha fermato un pianeta per favorire l’occultamento della falce da parte di John, ma qui deve fare i conti con la complessità della fauna acquatica e deve riuscire a tenere aperta una sezione di mare per consentire al suo amato di non cadere sul duro.

Tavole 73-84: la tenacia di John ha la meglio. L’arpione è suo.

Tavola 85: John sa di non sapere e crede di capire.

Tavole 86-93: Cade la tela dell’inganno. Le divinità esistono e camminano tra noi, solo perché - e finché - rimane qualche umano disposto a credere in loro. Per questa teoria, vedi “American Gods” di Neil Gaiman, da poco nella veste gloriosa ed economica di Urania. Gustoso dietro le quinte. Qualche anno fa, davanti un piatto di pasta, Gaiman mi parlò di questo suo progetto. Col mio stentato inglese, capii che stava lavorando a un fumetto che parlava di divinità esiliate in America. Poi uscì il libro e o divorai in un solo giorno. Grazie, Neil.

Tavola 94: Mentre il disegnatore Marco Farinelli realizzava quest’ultima tavola, la radio rimandò la notizia della morte di Gregory Peck, grandioso interprete del Moby Dick di John Huston. Ahab ha la sua faccia, adesso e per sempre.

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